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Antoine de Saint-Exupéry



Sostanze stupefacenti

Approfondimenti sulle principali sostanze stupefacenti e sui loro effetti sull'organismo:

ALCOOL

Alcool

Alcool

Alcol e società

Le conseguenze che derivano dal consumo di alcol hanno ampie ripercussioni sociali sia rispetto al nucleo familiare vicino al consumatore, sia rispetto alla società. I problemi correlati alla famiglia e all’ambiente lavorativo, gli incidenti stradali, la violenza domestica, rappresentano solo alcuni esempi. Questi eventi hanno risvolti di tipo economico, riducono la produttività, richiedono un investimento di risorse da parte di numerose strutture pubbliche, ad esempio il sistema sanitario e quello giudiziario. Questo paragrafo propone alcune riflessioni su alcune tematiche specifiche.

La famiglia e l'alcol

La sofferenza derivante dai problemi legati all'alcol comporta un'alterazione della comunicazione e delle modalità relazionali all'interno della famiglia stessa, nei confronti sia del partner, sia dei figli. Per i giovani la famiglia rappresenta l’ambiente di socializzazione primaria, l'individuo si forma facendo riferimento alle figure parentali presenti secondo forme di comunicazione che sono determinanti per il processo di crescita. I problemi alcolcorrelati incidono negativamente sulle modalità relazionali e sulla comunicazione, rendendola difficile o interrompendola totalmente.

È molto importante che in famiglia ci sia da parte dei genitori, al di là delle parole, un "esempio educativo" contrario all’uso di alcol e sostanze psicoattive.

L'abitudine al consumo di bevande alcoliche da parte dei genitori influenza il comportamento dei figli.

Messaggi ai figli

Messaggi ai figli

Infatti, secondo una rilevazione condotta in Italia su giovani tra 11 - 17 anni la percentuale di chi consuma bevande alcoliche, anche in maniera saltuaria od occasionale, è pari al 26,3%. Percentuale che sale al 32,8% se almeno uno dei genitori fa uso non nmoderato di bevande alcoliche (Istat, 2007).

Tuttavia, è opportuno ricordare che il nesso tra le relazioni famigliari deteriorate e i comportamenti alcolcorrelati non è determinato, piuttosto rappresenta un fattore di rischio.

L’uso di alcol si associa anche a gravi episodi di incidenti domestici e violenze, spesso a danno dei componenti più deboli del nucleo familiare. A livello europeo si stima che tra i 4,7 – 9,1 milioni di bambini vivono in famiglie con problemi alcolcorrelati; il 16% dei minori subisce abusi ed incuria. Da un’indagine condotta su 45 associati agli Alcolisti Anonimi (partner o familiari di alcolisti, il 63% ha dichiarato di aver subito aggressioni verbali o fisiche, il 31% ha riferito seri problemi di tipo economico o che coinvolgevano i figli (WHO, 2004).

I giovani e l'alcol

Il 21 febbraio 2001, durante la conferenza ministeriale europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) su Giovani e Alcol, è stata adottata una Dichiarazione ufficiale con lo scopo di proteggere i bambini e i giovani dal consumo di alcol e di ridurre il danno, 5causato direttamente o indirettamente dall’alcol.

La Dichiarazione riafferma i cinque principi etici della Carta Europea sull’Alcol e, in linea con il Piano d’Azione Europeo sull’Alcol 2005-2010, afferma la necessità di garantire condizioni favorevoli per i giovani nelle case, nelle istituzione educative, al lavoro e nella comunità in generale, al fine di proteggerli dalle pressioni al consumo alle quali sono sempre più soggetti e per ridurre l’impatto e la gravità dei danni alcolcorrelati.

Infatti, se l’alcol è una sostanza dannosa in generale, lo è ancora di più per i giovani fino all'età indicativa di 20 anni, perché il corpo umano non possiede ancora gli enzimi destinati alla metabolizzazione dell'alcol. Le bevande alcoliche risultano quindi molto più nocive per un giovane rispetto ad un adulto, perchè l'etanolo non può essere scomposto in sostanze più tollerabili.

Secondo il rapporto L’alcol in Europa, il 10% della mortalità delle giovani donne e il 25% della mortalità dei giovani maschi è imputabile all’alcol. Circa il 90% degli studenti di età compresa tra i 15-16 anni ha usato almeno una volta nella vita bevande alcoliche. L’età media di primo inizio è 12 anni e mezzo, la prima nubriacatura avviene attorno ai 14 anni.

Rispetto ai danni sociali provocati dall’alcol sui giovani non sono disponibili numerose informazioni, ma il 6% degli studenti di 15 – 16 anni dichiara di essere stato coinvolto in risse, il 4% riporta episodi di rapporti sessuali non protetti a causa del consumo di alcol.

In Italia la diffusione del consumo

Negli ultimi anni si è assistito ad una rapida e preoccupante crescita del fenomeno del “binge drinking” ossia bere, allo scopo di ubriacarsi, 6 o più bevande alcoliche in un’unica occasione. A livello europeo, uno studente su 6 di età compresa tra i 15-16 anni ha avuto episodi di binge drinking tre volte o più nell’ultimo mese (circa 18%). Il binge drinking è un’abitudine più diffusa nell’Italia settentrionale (10,2% Nord-est e 9,6% Nord-ovest) dove il fenomeno si verifica anche con una maggiore frequenza: nell’Italia nordoccidentale il 12,1% della popolazione di 11 anni e più si è ubriacata dalle 7 alle 12 volte in un anno. Tra i minori dichiarano di essersi ubriacati il 2,1% dei ragazzi di 11-15 anni, percentuale che sale al 12,1% nei giovani di 16-17 anni e che raggiunge il 15,3% tra i 18-19 anni (22,1% dei maschi e 8% delle femmine). Dopo i 25 anni il fenomeno ha un andamento gradualmente discendete con l’età, permanendo forti differenze di genere (Istat, 2007).

Cannabis

Composizione

La pianta di cannabis e i suoi prodotti è costituita da un elevato numero di componenti chimici con attività biologica più o meno nota.

Si annoverano infatti, quasi 500 composti identificati fino ad ora tra cui più di 60 fitocannabinoidi(cannabinoidi di origine vegetale), ovvero molecole a struttura terpenofenolica che appartengono esclusivamente a questa specie vegetale e dalla quale prendono il nome.

A seconda della parte della pianta, del tipo di cannabis considerata e delle condizioni di coltivazione, la percentuale di fitocannabinoidi presenti, varia notevolmente.

Origine e diffusione

La diffusione della Cannabis sativa L. in varie regioni del mondo e la sua adattabilità a climi e ambienti differenti hanno conferito alla specie caratteristiche diverse a seconda del luogo di crescita. I botanici hanno classificato tali caratteristiche in tre varietà di Cannabis, Sativa, Indica e Ruderalis anche se dai dati chemiotassonomici, ci sia dibattito sull’effettivo numero di specie (Hillig KW and Mahlberg PG. 2004).

La Cannabis sativa ha dimensioni piuttosto ragguardevoli, potendo raggiungere un’altezza fino a 4 metri. Presenta una forma slanciata con cime ampie e dilatate, internodi allungati, ramificazione apicale, foglie di colore verde chiaro, mentre la produzione di resina non è particolarmente abbondante e il periodo di fioritura varia tra le 9 e le 12 settimane.

La Cannabis indica non supera gli 1,5-2 metri di altezza, ha una forma tarchiata,le cime crescono a grappoli e si raggruppano attorno agli internodi.

Il colore delle foglie è verde scuro, la produzione di resina è generosa e il periodo di fioritura è compreso tra le 6 e le 9 settimane.

La Cannabis ruderalis arriva a malapena al metro di altezza, il periodo di fioritura è molto breve, nell’ordine delle 4 settimane, e non dipende dal periodo di esposizione al sole. Quest’ultima caratteristica le permette di resistere alle basse temperature e crescere spontaneamente a latitudini più elevate. Da segnalare inoltre, la scarsa concentrazione di THC, a favore di un più elevato contenuto di CBD rilevabile in natura (Stafford PG and Bigwood J, 1982).

Derivati

I prodotti illeciti della cannabis rientrano in tre categorie principali: la marijuana,l’hashish e la ]cannabis liquida (olio di cannabis).

Marijuana

Le infiorescenze femminili della cannabis contengono la percentuale maggiore di Δ9-THC (10-12%; UNODC, 2009). Per questo motivo i produttori sono interessati quasi esclusivamente ad esse. La marijuana è il termine con cui si indica la sostanza stupefacente ottenuta dalle infiorescenze femminili essiccate delle piante di cannabis. La percentuale di Δ9-THC varia tra il 2% e il 12% (UNODC, 2009) con un contenuto medio più comune pari al 5%. Essa viene solitamente fumata da sola o miscelandola con del tabacco in un sigaro. Alternativamente può essere ingerita per via orale, aggiungendola come ingrediente in preparati alimentari, o bevuta in infusi o tisane.

Hashish

L’hashish è il nome attribuito ai prodotti ottenuti dalla lavorazione della resina di cannabis. Esso contiene una percentuale di Δ9-THC oscillante tra il 4% e il 21% (UNODC, 2009). Analogamente alla marijuana, l’hashishpuò essere fumato, sminuzzandolo e miscelandolo con del tabacco, in un sigaro, oppure ingerito direttamente per via orale. Nel corso del tempo, sono state sviluppate diverse tecniche per ottenere l’hashish.

Queste tecniche si caratterizzano a seconda della località in cui viene effettuata la lavorazione.

Le tecniche principali sono:

• quella dei paesi islamici, soprattutto Marocco, Libano ed Egitto, che prevede la raccolta delle piante mature che vengono battute più volte all’interno di sacchetti di materiale di diversa composizione al fine di ottenere una polvere da pressare per la produzione di hashish commerciale.

• quella della zona del subcontinente indiano, dove si raccolgono solo i fiori delle piante. Questi vengono sfregati tra le mani e quindi, con un coltellino, si raschiano le mani. Sulla lama del coltellino rimane la resina gommosa che verrà poi venduta come hashish indiano, afgano o nepalese.

• quella olandese, che prevede la frullatura delle infiorescenze seccate e spezzettate assieme a del ghiaccio. Il materiale che ne risulta viene filtrato più volte fino ad ottenere una polvere sottile che, compressa ed essiccata, diventa hashish.

Aree di produzione

Le stime su marijuana e hashish prodotti a livello internazionali vengono effettuate a seconda dell’offerta e della domanda.

In particolare, per la marijuana la stima viene fatta in relazione ai sequestri effettuati, per l’hashish si fa riferimento al volume dei consumi.

Secondo la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (2009), il dato così ottenuto può essere proiettato per stimare l’estensione delle coltivazioni, tenendo conto della diversa rendita dei terreni e del numero di raccolti annuali. In media, si stima che una coltivazione di un ettaro renda tra i 0,470-1,200 kg di marijuana.

La produzione di hashish si concentra in pochi paesi e viene per lo più esportata.

Il Marocco è uno dei paesi dove la produzione di hashish si concentra maggiormente.

In Afghanistan, paese esportatore di hashish, si è registrato un incremento della produzione. Infatti, nel 2009, un’indagine condotta dall’UNODC e il Ministero Antinarcotici Afgano ha fatto emergere la presenza di aree coltivate a cannabis nel territorio afgano pari a 10.000- 24.000 ettari e una produzione di resina tra i 1.500 e le 3.500 tonnellate. In termini di produzione, l’Afganistan è emerso dunque, essere il maggiore produttore di resina di cannabis nel mondo (UNODC, World Drug Report 2010). Oltre ad Azerbaijan, Moldavia, Armenia, Pakistan e Kazakistan, anche l’India ed il Nepal sono indicati come paesi esportatori.

In Europa, il ruolo di principale paese esportatore è ricoperto dall’Olanda.

Negli ultimi cinque anni si sono ridotti i sequestri di cannabis in Albania, dove la produzione sembra significativamente diminuita, soprattutto

per quanto riguarda l’hashish. In medio Oriente, in Libano si sta registrando un incremento della produzione e per il continente americano, i maggiori produttori di hashish sono Giamaica e Paraguay. Nel nuovo continente, però, questo tipo di sostanza non è molto in voga perché risulta più diffusa la marijuana.

Principali rotte del traffico e spaccio

Il ruolo chiave nel traffico dei derivati della Cannabis, ed in particolare dell’hashish destinato all’Europa, è l’area nordoccidentale dell’Africa.

La maggior parte dell’hashish prodotto in Marocco viene trasportato in Spagna attraverso lo stretto di Gibilterra, dove viene stoccato in grandi quantitativi, dalle stesse organizzazioni locali.

Recentemente è stata individuata una diversificazione delle rotte di traffico finalizzata all’elusione dei controlli sempre più serrati eseguiti dalle Autorità spagnole.

Pertanto, le organizzazioni criminali acquirenti sono state indotte a superare la Spagna quale area dove realizzare le transazioni e a rivolgersi

direttamente a broker appositamente riparati in Marocco.

Le principali linee di transito dell’hashish sono (DCSA, 2008):

• rotta indiana: dall’Afganistan e dal Nepal attraversa l’India e prosegue verso l’Europa e le coste orientali dell’Africa;

• rotta siriana: si muove lungo due direttrici che si dirigono verso la Giordania e l’Arabia Saudita a Sud, e verso il Libano e l’Egitto ad Ovest;

• rotta balcanica: dall’Afghanistan ed il Pakistan, attraverso la Turchia, le Repubbliche balcaniche e l’ex - Jugoslavia lo stupefacente giunge in Europa;

• rotta del Mediterraneo: si snoda attraverso le seguenti tre direttrici: dal Libano a Cipro, Grecia, Italia, Francia e Spagna; dalla penisola Iberica via Atlantico al Nord Europa; dal Marocco al Nord-America;

• rotta latino-americana: dalla Colombia, dal Venezuela, dal Perù, dal Brasile, dal Paraguay e dall’Argentina l’hashish raggiunge gli U.S.A. ed il

Canada ed anche l’Europa, lungo le rotte atlantiche.

Le principali linee di transito della marijuana sono (DCSA, 2008):

• rotta del Sud-Est e Sud-Ovest dell’Asia: si diparte dai paesi di produzione attraverso il Sud della Cina, il Vietnam e la Cambogia e via mare e/o aerea raggiunge il Nord-America attraverso l’Oceano Pacifico;

• rotta dell’Oceano Indiano o indonesiana: dai paesi produttori e raffinatori si snodano due direttrici, una giunge in Australia attraverso la Malesia

e l’Indonesia e l’altra giunge in Europa transitando per le coste orientali africane;

• rotta africana: dalla Swaziland, dal Kenya, dalla Nigeria e dal Ghana la droga viene trasferita in Europa attraverso il Mediterraneo o circumnavigando

le coste occidentali africane (Costa d’Avorio, Liberia, Sierra Leone, Guinea, Senegal e Marocco);

• rotta latino-americana: dalla Colombia, il Venezuela, il Perù, il Brasile ed il Paraguay lo stupefacente viene inoltrato nel Nord-America.

E’ stata individuata una nuova rotta dalle Repubbliche asiatiche dell’ex Unione Sovietica in Europa via Russia e Ucraina: l’hashish prodotto nei territori di Russia, Bielorussia e Ucraina, che si stanno rivelando produttori di cannabis, attraversa la Russia per entrare nell’area Schengen dall’Est europeo.

Per quanto riguarda l’Italia, essa si colloca tra i principali Paesi europei come area di transito di sostanze stupefacenti, inclusa la cannabis.

L’hashish arriva nel nostro Paese partendo dal Marocco e transitando per la Spagna e la Francia, mentre la marijuana giunge prevalentemente dall’Olanda (DPA, 2010).

Nell’ultimo anno, i sequestri di cannabis a livello internazionale sono aumentati: 5.600 tonnellate per la marijuana e 1.300 per l’hashish (DCSA, 2009).

L’82% della marijuana è stata sequestrata in America, in particolar modo in Messico e negli Stati Uniti. Nel solo continente africano si concentra l’11%

dei sequestri di marijuana, avvenuti soprattutto in Marocco e Kenya; in quello asiatico, le azioni di contrasto si concentrano soprattutto in India, Indonesia, Kazakistan, Thailandia e Nepal (DCSA, 2009).

Per l’hashish, il maggior numero di sequestri è avvenuto in Europa Centro Occidentale, soprattutto in Spagna (654 tonnellate, DCSA 2009). Inoltre, la

regione Centro Asiatica ha acquisito importanza, con un incremento del 50% dei sequestri in Afghanistan ed in Iran. La produzione si indirizza soprattutto verso l’Europa, anche se non mancano evidenze sui traffici diretti verso altri paesi asiatici e verso il Nord America.

Per quanto riguarda i sequestri nel nostro Paese invece, nel 2009 si è registrato un aumento del 211% rispetto al 2008 dei quantitativi di marijuana sequestrata mentre per l’hashish si è registrata una diminuzione del 43,7% (DPA, 2010).

I sequestri più consistenti di cannabis si sono registrati in Lombardia (18,1% del totale complessivo) e in Campania (17,6%)

Nel 2007, il prezzo di vendita al dettaglio tipico per l’hashish nell’Unione Europea era riportato come variabile tra i 3,5 (Portogallo) e i 10,7 (Norvegia) euro per grammo, mentre il prezzo della marijuana ha oscillato tra gli 0,8(Bulgaria) e gli 11,6 (Lituania) euro per grammo, con una prevalenza di Stati Membri riportanti prezzi sia per la marijuana che per l’hashish tra i 4 e i 9 euro per grammo (EMCDDA, 2009). Secondo la Relazione annuale al Parlamentosulle Droghe e le Tossicodipendenze (DPA, 2010), in Italia il prezzo dell’hashish varia da 8,8 a 12,8 euro per grammo, mentre il prezzo della marijuana varia da 7,5 a 8,9 euro per grammo.

Come si evince dal quadro sin qui riportato relativamente all’offerta e alla disponibilità della cannabis, anche nel nostro paese le possibilità di entrare in contatto con la sostanza sono molto alte perché ampia è l’offerta sia di marijuana che di hashish (nonostante l’elevato numero di controlli eseguiti dalle Forze dell’Ordine), e notevole è la facilità di acquisto.

I prezzi relativamente contenuti per l’acquisto della sostanza, in associazione con le strategie che gli spacciatori utilizzano per la sua vendita, impiegando ragazzini, anche delle scuole medie inferiori, che offrano e facciano provare la cannabis ai loro coetanei, contribuiscono a definire una realtà in cui l’esposizione al rischio di consumo di sostanze, in particolar modo tra i più giovani, può essere elevata. Ciò risulta ulteriormente preoccupante se si considera che è in circolazione una tipologia di Cannabis, la “super skunk” con principi attivi particolarmente elevati e, quindi, assolutamente pericolosi per l’organismo.

Emerge quindi anche da questo scenario l’esigenza, da parte delle istituzioni di governo, di focalizzare l’attenzione sul fenomeno del consumo di cannabis, soprattutto tra i giovani, affrontando a 360 gradi un problema che oltre ad essere di ordine pubblico rappresenta anche una questione di carattere sociosanitario necessariamente da affrontare e per la quale è opportuno proporre delle soluzioni finalizzate a prevenirla e a prevenire, quindi, i danni che essa può causare.

- Fonte: Dipartimento Politiche Antidroga

Dott. Giovanni Serpelloni Capo Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del Consiglio dei Ministri:

"In questi anni sono stati moltissimi i lavori scientifici che hanno messo in luce le potenzialità negative dell’utilizzo non medico di questa sostanza. Contemporaneamente sono state anche sviluppate numerose ricerche per stabilire quali potrebbero essere le applicazioni terapeutiche di alcuni componenti della cannabis. E’ chiaro che si tratta di due aspetti ben differenziati che troviamo giusto vengano ambedue approfonditi al pari della ricerca scientifica su qualsiasi altra sostanza stupefacente che possa trovare, oltre che l’uso illegale per finalità voluttuarie e psicostimolanti, anche usi medici per finalità che nulla hanno a che vedere con l’uso prettamente di tipo edonistico.

......

Attraverso lo studio degli effetti della cannabis e dei suoi derivati sul cervello e delle sue funzioni,soprattutto se consideriamo ciò che può succedere nella fase di completamento della maturazione cerebrale, in particolare nella fascia d’età 14-21 anni (quella più a rischio per l’uso di sostanze stupefacenti e alcoliche), si è arrivati alla convinzione che la cannabis, le sue molteplici forme e produzioni, sono in grado di produrre danni e condizioni di rischio per la salute mentale e per altri organi ed apparati, tali da poterla definire sicuramente una sostanza pericolosa per la salute pubblica.

Le evidenze hanno dimostrato che questa pericolosità varia e aumenta anche in base alle caratteristiche individuali del soggetto, alle concentrazioni di principio attivo contenuto, alla frequenza d’uso e al periodo di assunzione, e aumenta anche in base alla contemporanea assunzione di altre sostanze stupefacenti e alcol.

Tuttavia, ad oggi esistono prove scientifiche che questa sostanza non può più essere considerata “leggera” anche per il ruolo di “gateway”, spesso in associazione con l’alcol, che ha dimostrato avere nell’agevolare l’accesso precoce e la progressione verso sostanze quali cocaina ed eroina. Inoltre, il fatto che il delta9-THC sia in grado di interferire fortemente con il sistema endocannabinoide modulando e alterando le sue importanti funzioni, sia quelle relative al regolare sviluppo del Sistema Nervoso Centrale sia quelle del sistema immunitario, comprese le azioni antineoplastiche, ci fa capire, se a questo sommiamo anche le alterazioni epigenetiche e la frammentazione del DNA dei neuroni dell’ippocampo riscontrata dopo l’assunzione protratta di THC, che non è più possibile né accettabile un atteggiamento superficiale nei confronti dell’uso di questa sostanza da parte dei giovani né dei non più giovani....".

da dronet

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